ESPOSIZIONE AL CALDO E VALUTAZIONE: COME ANDARE OLTRE LE ORDINANZE


26.06.2026

Immagine ESPOSIZIONE AL CALDO E VALUTAZIONE: COME ANDARE OLTRE LE ORDINANZE

Esposizione al Caldo. Serve l’ordinanza?

Come pure è successo negli ultimi anni, entro giugno molte regioni italiane emetteranno delle ordinanze in cui si vieta di lavorare, nelle ore centrali delle giornate quando la mappa del rischio indicata sul sito www.worklimate.it indica per “lavoratori esposti al sole” con “attività fisica intensa” la possibilità di rischi rilevanti per la salute. In molti casi la raccomandazione è limitata ai soli settori edilizia, agricoltura e logistica.

Il D.Lgs. 81/08 all’art. 28 obbliga il datore di lavoro a fare una valutazione “di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori” quindi anche quelli microclimatici. Vanno pure sottolineate le indicazioni dell’art. 64 e del titolo VIII che fanno espressamente riferimento al rischio Microclima”.

Nel documento di valutazione dei rischi (DVR), di una azienda che svolge la propria attività all’aperto o in ambienti non climatizzati, ci si aspetterebbe di trovare, quindi, la corretta valutazione del rischio microclima e le attività di prevenzione da mettere in atto.

Il medico competente, che pure partecipa alla valutazione dei rischi, dovrebbe aver previsto una sorveglianza sanitaria e soprattutto dovrebbe aver segnalato al datore di lavoro i soggetti per i quali è sconsigliato se non addirittura vietato svolgere mansioni che li espongono a stress da caldo.

È importante che l’ordinanza non limiti la percezione del rischio facendo pensare che è pericoloso lavorare solo tra le 12:00 e le 16:00, valori elevati di umidità possono rendere sfavorevoli le condizioni anche fino al tramonto, e molti infortuni si verificano proprio nel pomeriggio quando l’organismo sconta gli effetti dell’esposizione di tutta la giornata.

I sistemi di previsione, sono, basati su dati climatici di ampie maglie geografiche o sul calcolo di indici poco affidabili e possono sottovalutare situazioni locali in cui invece bisognerebbe approfondire la valutazione.

 

Se i miei lavoratori d’estate sono esposti al rischio caldo cosa debbo fare?

 

Basterebbe il buonsenso:

  • Calcolare un indice come il PHS (UNI EN ISO 7933) che permette di calcolare quanto tempo si può lavorare a quelle condizioni.
  • Adeguare l’orario di lavoro iniziando l’attività nelle ore più fresche della mattinata.
  • Non esporsi direttamente alla radiazione solare, se non è necessario, usando ad esempio schermi mobili.
  • Coprirsi adeguatamente, se non c’è una specifica esigenza di indossare indumenti protettivi, utilizzando fibre naturali o traspiranti senza dimenticare di protegge il capo, il collo e le braccia. Coprirsi serva anche a scongiurare gli effetti dannosi della radiazione UV. Anche la protezione degli occhi con occhiali con filtri UV e l’uso di creme solari è assolutamente necessario.
  • Curare l’alimentazione favorendo cibi che apportano liquidi (frutta e verdura) e che non favoriscono la disidratazione (cibi salati come insaccati e formaggi);
  • Curare l’idratazione assumendo almeno due litri di acqua al giorno evitando bevande con un non corretto contenuto di sali o di zuccheri o addirittura alcoliche

 

In conclusione, è opportuno che le ordinanze regionali non si trasformino solo in ulteriori occasioni di sanzione per i datori ma che servano soprattutto a richiamare l’attenzione. L’attenzione deve essere rivolta anche alle tantissime attività diverse da edilizia, agricoltura e logistica in cui i lavoratori sono analogamente esposti a condizioni termiche severe.

Si fa presente che il rischio da radiazione solare è presente solo negli ambienti outdoor, mentre il rischio da calore può essere presente anche negli ambienti indoor quando non siano opportunamente isolati e climatizzati e le condizioni termiche siano influenzate dalle condizioni meteoclimatiche esterne o presentino un layout non favorevole al raggiungimento di una situazione di comfort”.