COSTI DELLA NON SICUREZZA: LO STUDIO INAIL SUI COSTI DEI DANNI DA LAVORO


01.10.2026

Immagine COSTI DELLA NON SICUREZZA: LO STUDIO INAIL SUI COSTI DEI DANNI DA LAVORO

Gli infortuni sul lavoro rappresentano “un fenomeno di grande rilevanza sociale, economica e sanitaria, poiché incidono direttamente sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e, al contempo, sulla produttività delle organizzazioni”. E le cause degli infortuni “possono essere molteplici e spesso derivano da una combinazione di fattori: condizioni ambientali non sicure, utilizzo improprio di macchinari, carenze nella formazione del personale, scarsa cultura della prevenzione oppure organizzazione del lavoro inadeguata”.

Si segnala poi che negli ultimi decenni, malgrado l’evoluzione della normativa in materia di salute e sicurezza, il fenomeno degli infortuni “continua a rappresentare una criticità, evidenziando la necessità di rafforzare ulteriormente le politiche di prevenzione, la formazione dei lavoratori e il controllo dei livelli di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. Risulta necessario analizzare gli infortuni sul lavoro per comprenderne le dinamiche e individuare strategie efficaci per ridurne l’incidenza. E l’analisi deve tener conto anche che un infortunio in ambito professionale “rappresenta non solo un grave problema umano e sociale, ma anche un fenomeno con un impatto economico rilevante per aziende, lavoratori e per l’intero sistema Paese”.

IL COSTO DEI DANNI DA LAVORO: I COSTI DIRETTI E INDIRETTI

il costo di un infortunio, non si limita alle sole spese assicurative, ma “comprende una serie di componenti, spesso difficili da individuare e quantificare, che si possono classificare in due grandi categorie di costo: costi diretti e indiretti”:

a) Costi diretti (evidenti): “sono quelli immediatamente riconoscibili e più facilmente misurabili. Tra questi: i costi assicurativi, cioè i premi versati dalle aziende per la copertura degli infortuni; le spese sanitarie sostenute dal SSN; il costo delle prestazioni economiche e sanitarie erogate in seguito all’evento lesivo”;

b) Costi indiretti (non evidenti): “sono costi spesso ‘nascosti’, che non emergono immediatamente, ma che possono incidere in misura significativa sul bilancio aziendale”.

Tra i costi indiretti ci possono essere:

  • “i primi soccorsi e la gestione immediata dell’emergenza;
  • la diminuzione di produttività, anche a causa di danni a macchinari o attrezzature;
  • i tempi necessari per la formazione e l’inserimento di un sostituto;
  • il danno d’immagine per l’azienda;
  • i salari e gli straordinari pagati durante il periodo di assenza del lavoratore;
  • l’addestramento del sostituto;
  • i costi amministrativi e legali legati alla gestione dell’infortunio”.

Si segnala che in tale quadro assumono importanza “tanto le spese in fase di impianto dell’attività lavorativa quanto quelle in corso di produzione, le prime finalizzate all’allestimento del luogo di lavoro e dei mezzi e macchinari da utilizzare, le seconde improntate al miglioramento dell’organizzazione della sicurezza e dell’igiene sul lavoro, al controllo dello stato di salute dei lavoratori e dei dispositivi di protezione, nonché all’aggiornamento attraverso corsi di formazione”.

Si precisa poi che per la quantificazione degli infortuni sul lavoro “sono necessari almeno due anni per la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia di infortunio, in particolar modo per la definizione del grado di inabilità all’attività lavorativa, che contraddistingue, insieme agli eventi mortali, i casi definiti ‘gravi’”. Eventi che sono importanti per l’analisi in quanto il loro verificarsi “comporta dei costi superiori rispetto ai casi lievi, a causa, principalmente, di un numero maggiore di giorni di assenza dall’attività lavorativa, della perdita di produzione e di immagine e della necessità di sostituire la vittima con altro lavoratore”.